Viagiordanobruno17


dicembre 27, 2008, 9:30 pm
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La giustizia e il riformismo.

Il riformismo dovrebbe contenere nel suo progetto l’obiettivo di riformare uno dei cardini che regge un sistema democratico: la giustizia. Nel nostro paese, quando si parla del problema della giustizia lo si fa sempre in riferimento al potere che i giudici eserciterebbero indebitamente verso la politica, e solo marginalmente pensando alla lunghezza dei processi e ai relativi costi sociali. E’ dal ’92 che la politica tenta di sottrarsi alla giurisdizione. Lo ha fatto Berlusconi con le leggi ad personam, e lo hanno fatto tutti gli altri affrontando il tema giustizia solo quando è stata coinvolta la politica, e non per l’inderogabile necessità di dare anche al nostro paese un sistema giudiziario degno di un paese civile. L’ultima vicenda del sindaco di Pescara rientra perfettamente in questo solco: peccato però che il protagonista di questo ultimo assalto ai giudici sia quello che si definisce un “partito riformista”. Dunque, se c’è una cosa certa, è che a Pescara si è dimostrato come il sistema delle garanzie interne al procedimento penale, sia funzionante. Infatti, come accade in tutte le indagini, il PM ha gestito un’ ipotesi di reato, che ha comportato, tra l’altro, un’ordinanza di arresti domiciliari per il sindaco. Il GIP – che è il giudice delegato a questa valutazione – ha poi disposto la revoca dei domiciliari. Tutto ciò fa parte della normale dinamica del procedimento investigativo. I PM raccolgono elementi e prove, accertano i fatti e, in base alla loro valutazione, compiono una scelta piuttosto che un’altra. Il sistema di garanzie esiste apposta per accertare se il lavoro svolto è sufficiente a continuare nell’istruttoria e ad al dibattimento processuale. Tutto questo accade in tutti i casi in cui è avviata una indagine. Ma in questo caso la politica (il PD) grida allo scandalo. “E’ accaduto un fatto gravissimo!” strilla Veltroni. In altre parole, si denuncia un reato di lesa maestà! Il messaggio – molto chiaro – è che la politica non solo è al di sopra di ogni sospetto, ma è soprattutto al di sopra della giustizia cui sottostanno i normali cittadini. Ecco allora che i riformisti fanno propria l’idea berlusconiana che i politici, essendo eletti dal popolo, sono “sindacabili” solo dal popolo e ogni intervento dei giudici è un atto eversivo. E’dal 1992 (Tangentopoli) che la politica cerca una rivincita verso i giudici: ora siamo al dunque. Berlusconi, forte della sua maggioranza parlamentare, è chiaramente intenzionato a chiudere la partita con la giustizia. E i riformisti? Saranno capaci di tenere fermi i principii di civiltà (giuridica) che l’Italia ha faticosamente conquistato? Riusciranno ad essere radicalmente a favore di un progetto di riforma che dia ai cittadini la garanzia di una giustizia rapida, la certezza della pena e sia contro tutti quegli interventi che servono solo a difendere la “casta”? Berlusconi si può battere solo se i riformisti smetteranno di pensare che essere una forza di governo significhi fare accordi con chi vuole solo difendere i propri interessi: il riformismo è prima di tutto rigore e lotta per migliorare il paese.




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