Risuonare di passi sinistri sul selciato
Manuela 25 novembre 2009
Leggendo, stamattina, questa notizia nascosta in fondo alla HP di Repubblica online, mi sono spaventata. Mi sono accorta di provare, veramente, paura.
Quando ho letto le notizie che ho riportato nel post qui sotto, ho fatto riflessioni amare e preoccupate… “preoccupata” è proprio la parola giusta. Ma sarà stato per la mattina troppo grigia, o per l’ora troppo precoce, o più facilmente perché questa volta, fra le vittime potrei esserci io; non i soliti extracomunitari, zingari o prostitute, ma proprio io, con tutta la mia storia di sinistra e di femminismo, e di battaglie laiche e libertarie, che ho sentito la pelle accapponarsi e la mattina farsi, se possibile, ancora più grigia.
Ieri sera il Consiglio Comunale di Ravenna ha approvato a maggioranza un ordine del giorno sull’”Esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e libertà religiosa“, presentato dai capigruppo del PD e di Lista per Ravenna (lista locale di ispirazione UDC). Hanno votato a favore Lista per Ravenna, Forza Italia, An, PD (tranne 3 consiglieri che si sono astenuti), contro PRI, Movimento per la Sinistrà, Sinistra democratica, Comunisti italiani. E’ un ordine nel giorno che non obbliga ad esporre il crocifisso, non ancora. Ma recita: “l’immagine del crocifisso è generalmente sentita come segno che va oltre i riferimenti della religione cristiana e che si erge a rappresentare i valori fondamentali della nostra comunità nazionale, perfettamente compresi nel dettato costituzionale”. Se la logica ha un senso, allora i valori fondamentali della comunità nazionale sono rappresentati da un simbolo religioso; ergo, chi non si riconosce in quel simbolo non si riconosce nei valori della comunità nazionale; ergo, si colloca fuori dalla comunità nazionale.
Cosa ha fatto di male il sindaco di Chiusa Sclafani, se non portare a compimento il ragionamento che sta dietro queste prese di posizione, promosse anche da un partito di sinistra – ops, centrosinistra – come il PD?
L’ordinanza del sindaco di Chiusa Sclafani segna un passo ulteriore rispetto a quelle dei sindaci leghisti: non proibisce, non invita, obbliga. Chi non si adegua può essere punito. Ancora solo un atto di apparente, innocua, burocrazia: con conseguenti irruzioni dei vigili nei luoghi pubblici per verificarne l’adempimento. Quanto manca perche le irruzioni tracimino dalle case degli extracomunitari per verificarne la regolarità, a casa mia, per verificarne l’ottemperanza ai dettati della religione cattolica? Ecco, il rumore sinistro dei passi dei vigili, stamattina, mi ha spaventato.
Come è possibile che un partito di sinistra – ops, centrosinistra – non si accorga della deriva che sta imboccando, con questi apparentemente innocui ordini del giorno, votati più che altro per preservare gli equilibri interni; non si accorga che dietro, subito dietro, e nemmeno più tanto nascosta, traspare l’ombra della distruzione delle libertà individuali sulle quali sono costruite le democrazie? Troppo facile evocare l’Inquisizione, qui le cose si stanno mettendo molto peggio, e l’ombra è quella di una società integralista e autoritaria: fascista, insomma, ecco l’ho detto!
Apparente innocua burocrazia
Manuela 23 novembre 2009
Sempre più spesso la cronaca di questi giorni mi fa ripensare a “Il Pianista“, il film di Polanski.
Incalzano – notizie lette con indifferenza dagli speaker dei tiggì, che a chiamarli “giornalisti” si fa sempre più fatica – le sempre più frequenti ordinanze dei sindaci contro gli extracomunitari.
Veramente hanno incominciato con le prostitute, la cui vista, si sa, sulla pubblica via, infastidisce parecchio. Solerti ordinanze le spostano un po’ più in là, e cartelli minacciosi contro improvvidi clienti, arricchiscono la già fiorente giungla di cartelli delle nostre strade: chi si ferma è perduto (sottinteso… la vendono al chiuso).
Poi sono seguite le panchine, dove facevano crocchio badanti moldave, giovani senegalesi o marocchini nel giorno di riposo. Ché questo assembrarsi di colori, di lingue, di risate sfacciate (i neri ridono a gola spiegata, che poi non si capisce che cos’hanno da ridere, disgraziati come sono…). E dopo gli spacci di kebab e l’affollarsi di affamati sulle loro soglie, fastidiosissimi esempi di prevaricazione cultural-gastronomica. Che poi i giovani, che sono influenzabili, ci vogliono provare, ed in un amen si dimenticano le tradizioni di casa nostra, polenta e osei e la cassouela che non so nemmeno come si scrive…
Di tradizione in tradizione arriva Natale, e parte l’operazione “White Christmas”, con le irruzioni dei vigili nelle case degli extracomunitari per cercare il clandestino. Questione di ordine pubblico, o di ordine e basta, si sa che qualsiasi brava massaia ripulisce a fondo la casa per le feste.
L’ultima di oggi è l’invito alla denuncia del clandestino. Delazione si chiama, per la precisione. Sempre per tutelare l’ordine pubblico, intendiamoci; e per tutelare i clandestini, che così non passeranno il Natale in un paese freddo e inospitale.
La prossima ordinanza prevederà l’obbligo di cucire sul vestito un segno distintivo per ogni razza e religione: solo per facilitare i controlli, mica per razzismo…?
E’ così che è andata, 70-80 anni fa: di ordinanza in ordinanza, con atti di apparente innocua burocrazia, di quelli che ci inondano quotidianamente, tanto che nemmeno li leggiamo più con attenzione (ci sono ordinanze per qualsiasi occasione, dalla chiusura di una strada per un trasloco, al divieto di utilizzare uova fresche nelle mense scolastiche, alle misure contro la zanzara-tigre…).
Eccolo il regime, che si mostra con lineamenti ordinari e banali; eccolo lì, il fascismo, deposto l’orbace e il saluto romano, così caricaturali, indossare la cravatta del sindaco, e del segretario comunale.
Atti firmati dai sindaci, scritti materialmente da un impiegato, affissi all’albo comunale e in altri, appositi, spazi pubblici… e rispettati da solerti cittadini, a cui sta a cuore la legalità. Cittadini moderati, mica fascisti, solo contenti di non veder più le prostitute per strada (limitandosi a frequentarle in privato), e dei parchi deserti e silenziosi, delle narici libere dall’odore pungente del kebab. Cittadini probi, sfiorati forse dal dubbio che l’operazione “White Christmas” non rappresenti proprio lo spirito natalizio, ma dopotutto, se questa gente non è in regola bisognerà ben intervenire… Cittadini che forse non faranno la spia, almeno finché il vicino negro si comporterà bene e terrà la radio a basso volume.
Dopo aver visto Il Pianista, scrivevo: “…La società polacca assiste con diversi gradi di partecipazione e di sofferenza, ma senza, di fatto, opporsi, all’instaurarsi di una progressiva perscuzione verso gli ebrei; e quando appare in tutta la sua crudezza il destino che è riservato loro – lo sterminio – è troppo tardi… non è difficile porsi la domanda: oggi, qui ed ora, qual è questo punto, oltrepassato il quale la discesa sarà inarrestabile?”
Adesso invece la domanda è: non è che l’abbiamo già oltrepassato questo punto?
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Sono giovani e noi ci stiamo.
Enzo, 18 novembre 2009
Sono giovani, sono mossi da una coscienza civile, vedono messe in discussione le regole della democrazia e hanno deciso autonomamente di manifestare il loro dissenso organizzando un NO-B Day.
Noi ci stiamo! Anche noi, che giovani non siamo, ma siamo stanchi della tollerenza che ha consentito a Berlusconi di imperversare per un quindicennio, provocando enormi danni al paese. Siamo stanchi di essere ripresi, quando chiediamo legalità e rispetto dei principii costituzionali, e accusati di essere giustizialisti, velleitari, favoreggiatori di Berlusconi, perché fare opposizione lo favorirebbe. Siamo stanchi di partiti che guardano solo agli equilibri interni al quadro politico, siamo stanchi di tatticismi astrusi ed incomprensibili.
Noi stiamo con questi giovani e andremo a Roma a dire il nostro NO a Berlusconi.
La vergogna di questo paese è avere Berlusconi, ma anche una opposizione che non riesce a chiedere le dimissioni di un Primo Ministro che è accusato di corruzione (caso Mills), il cui avvocato (Previti) è stato condannato in via definitiva per aver comprato un giudice e la sentenza che gli ha consegnato la proprietà della Mondadori.
Siamo con questi giovani che attraverso la rete hanno offerto una grande opportunità di “partecipare” a tutti i cittadini che credono nei valori democratici. Non ci sono più scuse, con questa iniziativa ogni cittadino è pienamente libero: conta solo la sua cittadinanza, la sua coscienza di cittadino, il suo senso civico. Ce n’è a sufficienza per esserci.
Per approfondire:
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Uno due!
Enzo, 12 novembre 2009
Uno:
Sulla sentenza della Corte di giustizia europea per i diritti dell’uomo Bersani prima, Davide Sassoli poi hanno detto chiaramente cosa pensa il PD in merito. La laicità quando c’è di mezzo la Chiesa si va a far benedire e i diritti delle persone si difendono solo quando non sono in contrasto con la Chiesa.
Due:
Il centro destra presenta l’ennesima legge ad personam a difesa di Berlusconi, un vero sgorbio giuridico e di civiltà. Palesemente incostituzionale e dannoso non solo dei principii di uno stato di diritto ma anche della tutela dei cittdini. Alla faccia della sicurezza. Nel contempo la crisi economica segna sempre più il corpo di tutti quelli che sono alla prese con la cassa integrazione e/o con la perdita del posto di lavoro. Rispetto a questo monta una protesta spontanea in Facebook e in pochi giorni è convocata per il 5 dicembre una manifestazione a Roma contro Berlusconi. Aderiscono in tanti e a oggi sono 250.000 . E l’opposizione? L’IdV ha ufficialmente aderito, mentre il PD ha declinato l’invito.
Ecco due casi che dimostrano come questo gruppo dirigente del PD abbia perso la testa. Sono chiusi dentro le loro casematte e non riescono più a capire cosa sta accadendo nel paese. Bersani ha vinto il congresso sull’onda, anche, di una idea di partito fatto di iscritti e di circoli. C’è solo un problema, anche i circoli e i loro militanti non riescono più a guardare fuori dalle loro sedi: mentre loro fanno riunioni per “discutere” (non si sa di cosa) 250.000 persone, disponibili a mobilitarsi, hanno detto chiaramente Berlusconi dimettiti.
E Bersani che fa? Prudentemente dichiara la disponibilità ad un confronto di merito se si tolgono dal progetto del c.d. alcune parti. Pfui!
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1989
Enzo, 9 novembre 2009

Tranquilli, non vi tedierò con una celebrazione. C’è chi lo fa meglio di come lo farei io, c’è chi ha più competenze e pretigio per parlare di una data che ha canmbiato il mondo.
Nulla sarà come prima: già. Una frase abusata e anche un po’ retorica eppure rispecchiava la realtà. Nulla fu come prima, come noi –dove per noi sta per la generazione che ha vissuto una parte significativa della propria vita- non fummo più noi stessi. Noi comunisti dentro il PCI, noi che siamo arrivati a quell’appuntamento in ritardo, noi che pur avendo, da tempo, preso le distanze dal socialismo reale non avevamo preso le distanze, dentro noi stessi, dall’illusione dell’ideologica del comunismo e dall’illusione che potesse esistere un comunismo (dal volto umano?) realizzabile, diverso dalle aberrazioni dei regimi dell’Est e di tutti quelli che si richiamavano al comunismo.
Ecco, nell’ottantanove percepii questa contraddizione, percepii che il PCI con tutte le sue pecurialità (il riformismo, la difesa dei valori democratici ecc.) era in ritardo. In ritardo con la storia, in ritardo con i bisogni del paese. Eppure continuavo a stare lì: dentro a questo partito che dovette aspettare ancora tre anni (congresso del 1991) per fare un passo deciso ma insieme impacciato verso il superamento della tradizione comunista.
Sono passati venti anni e più volte mi sono interrogato sulla responsabilità di quel ritardo, che tanto ha nuociuto alla sinistra e al paese. Ma non voglio parlare delle responsabilità del gruppo dirigente o degli intellettuali, che sono grandi e ben visibili, voglio solo richiamare quella di quei tanti iscritti come me, che, da un lato, avvallarono le (non) scelte dei dirigenti e, dall’altro, non espressero la necessità di cambiamento, dell’andare oltre. Il mondo non era più uguale a se stesso e si stava aprendo una nuova storia e noi lì a macerarci per la paura di staccarci dal cordone ombelicale della cultura marxista, sempre e fino all’ultimo con la vana illusione che il “comunismo” potesse realizzarsi diversamente. Certo il gruppo dirigente usò opportuniscamente la “mitica base” per non assumersi le proprie responsabilità, ma questo non mi assolve, non ci assolve dalla nostra.
Sono passati venti anni e nulla è come prima, il mondo è profondamente cambiato, l’Italia vive un lento declino e la sinistra è in grave difficoltà. Servirebbe una sinistra moderna, capace di leggere le nuove contraddizioni, capace, anche, di esprimere una cultura politica adeguata alle nuove dinamiche sociali. Purtroppo non è così. Il necessario ricambio di cultura e di personale politico non è avvenuto.
In altre parole non c’è stata nessuna rivoluzione capace di produrre discontinuità.
Ciò potrà avvenire solo quando le navi della sinistra avranno abbandonato per sempre i porti di una cultura politica morta per sempre nel 1989; ma per fare questo è necessario che gli iscritti –la mitica base- cessi di legittimare dirigenti che non sono capaci di guardare al futuro e agli interessi del paese. Ciò che è accaduto nel congresso del PD, purtroppo, ci ha fatto vedere che siamo ancora fermi all’89, cioè alla mancanza di coraggio e alla difesa dell’esistente.
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Chi ci difenderà?
Manuela 6 novembre 2009

Da troppo tempo non scrivo su questo blog; per via della campagna per Marino, ma anche perché quest’Italia – del PD, delle primarie, di Berlusconi, di Marrazzo… di cui ci sarebbe tanto da dire, in realtà mi lascia senza parole.
Della campagna per le primarie scriverò, prima o poi; diciamo che è stata un’ esperienza molto istruttiva. Ma tanto vale, poiché non ho detto niente fino ad ora, aspettare gli esiti dell’Assemblea Nazionale, e soprattutto l’intervento di Marino, il cui silenzio di queste due settimane mi è sembrato molto rumoroso.
Un silenzio anche imbarazzante, soprattutto sulla questione di cui tutti parlano: la sentenza della Corte Europea sull’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.
Dal PD sono arrivati diversi commenti: leggeteli qui. Si va dall’”innocua tradizione che non offende nessuno” di Bersani, all’incredibile “Mi auguro che nessuno in questi giorni rimuova il crocifisso dalle aule per metterlo nelle cantine” di Vannino Chiti (ma se il crocefisso è una tradizione, perché non può stare assieme al tradizionalissimo Lambrusco?), alle inutili sottigliezze giuridiche di Ceccanti, che se la prende con il governo perché non è stato abbastanza bravo a difendere il crocefisso (la prossima volta mandiamoci Torquemada!). Va per la maggiore, sostenuto da politici e fior di intellettuali il patchwork fantasia dei significati di cui si carica il crocefisso: dalla “laicità” (Cacciari), alla “speranza e resistenza all’ingustizia” (Travaglio), da “non violenza, uguale dignità di tutti gli esseri umani, giustizia, primato dell’individuo sul gruppo, amore per il prossimo e perdono dei nemici” (governo italiano alla corte europea), a “un atto di amore” (Di Pietro… del quale è meritevole di citazione, per la reazionaria imbecillità, la frase conclusiva del suo post: “E’ il crocifisso o la droga a rovinare i nostri ragazzi?“…. gli ricordo che “…solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo spot e dall’azione cattolica…“).
Ci si finge smemorati, per non ricordare che, prima di tutto, il crocefisso è un simbolo religioso, come ha semplicemente ricordato la Corte Europea; e che, esponendolo nelle aule scolastiche, luogo pubblico per eccellenza, lo Stato si appropria di questa religione facendone “religione di Stato”.
Per questo in ballo c’è proprio la laicità dello Stato, e non serve il solito benaltrismo (ci sono sempre altri problemi, più importanti, più interessanti, di cui occuparsi) che tenta di allontanare da sé questa semplice evidenza: tanto più imbarazzante proprio perché troppo evidente.
Ed assieme a questa è in gioco il diritto di ogni singolo a veder rispettate le proprie convinzioni, anche se minoritarie rispetto alla cultura dominante. Ed è il fastidio verso questo diritto che traspare dalle argomentazioni contro la sentenza della Corte; perché tutti sono d’accordo a riempirsi la bocca di “laicità”, persino Bersani e Franceschini nelle loro mozioni, ma poi le cose cambiano quando in ballo c’è il solito rompiscatole che, invece di far finta di non vedere (come raccomanda l’avvocato del governo nel dibattimento alla Corte Europea: “in realtà… non è neppure richiesto loro – agli alunni cioè – di prestare alcuna attenzione al crocifisso”), pretende di vedere rispettato il diritto alle proprie convinzioni religiose e filosofiche.
Che partito è quello che non sa difendere questo diritto, che non si schiera, senza ambivalenze ed ambiguità, dalla parte della difesa del diritto dei singoli contro uno Stato che si definisce laico nella sua carta fondamentale ma è confessionale nella prassi quotidiana? Che partito è questo, se nemmeno chi si è candidato proprio in nome del rispetto della laicità e dei diritti di tutti e di ciascuno, non trova nemmeno un parola per difenderli? E, soprattutto, chi difenderà il diritto a non omologarsi alla confessione-tradizione dominante? Chi farà opposizione, non al governo, ma al bigottismo, all’ipocrisia, al conformismo imperanti?





