Viagiordanobruno17


gennaio 30, 2010, 5:48 pm
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La partecipazione ai tempi del PD

Manuela 30 gennaio 2010

Ho ricevuto un invito dal locale circolo del PD, così concepito:

ASSEMBLEA DI CIRCOLO
Domenica 31 gennaio alle ore 10
nella sede del Circolo di….

con il seguente ordine del giorno:

– Elezione della Presidenza dell’assemblea (su proposta del Segretario del Circolo)
– Presentazione delle decisioni assunte dalla Direzione Provinciale
– Apertura del dibattio
-i Approvazione del verbale

Cordiali saluti, ecc. (seguono inviti calorosi alla partecipazione e al rinnovo della tessera del PD).

MI/Vi chiedo:
quale persona sana di mente può pensare di alzarsi la domenica mattina prima delle 10, ed uscire di casa nelle temperature polari di questi giorni, per ascoltare un tale che PRESENTA decisioni assunte altrove, senza poter minimamente influire su tali decisioni, qualsiasi cosa possa dire e fare?
E approvare un VERBALE?!?
Notate bene, non si richiede di approvare – almeno per la forma, santiddio – le decisioni già assunte. No, si approva il verbale della riunione… cosa cui tutti teniamo davvero molto!

In testa all’invito, un riquadro avverte che si tratta del “Procedimento di selezione regolata per la formazione della lista provinciale del PD per l’elezione dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna”

Ma se “Selezione regolata” significa che loro decidono e io prendo atto delle loro decisioni, e che io non ho minimamente modo di influenzare queste decisioni, e che il mio intervento, se ci fosse, in questa assemblea, finirebbe dove sono finiti tutti gli altri, nel vento… non potrebbero semplicemente scrivermi una mail, risparmiandomi la fatica di uscire di casa?

Se questa è l’idea di “PARTECIPAZIONE” che va nel PD e di questo si parlava, quando si invocava un “partito radicato sul territorio”, non mi stupisce he la desertificazione (di iscritti e di voti) avanzi.

Non so voi, ma io, domattina, ho un lungo elenco di cose più interessanti da fare.

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aprile 29, 2009, 5:39 pm
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Fotogrammi

magnani

Manuela 29 aprile 2009

Credo di averlo detto altre volte, e in tal caso perdonatemi; ma ho sempre più spesso l’impressione di vivere in un revival degli anni ’50, senza, peraltro, quell’ ansia verso la costruzione di un mondo nuovo che caratterizzò gli anni del dopoguerra. Una sorta di “anni ’50” vissuti da vecchi, senza i salutari conflitti provocati dai giovani, e senza prospettive di ri-costruzione. Sono gli anni benissimo rappresentati da una scena de “La dolce vita”, quella in cui palazzinari imbroglioni fingono l’apparizione di una madonna, giocando sulla credulità popolare per aumentare il valore dei terreni, ed utilizzando per questo, senza scrupoli, dei bambini. E’ rimasta così quell’Italia, come la vide, senza farsi illusioni, Fellini, palazzinari e madonne, dove le case crollano e i vigili del fuoco puntellano chiese ed erigono in fretta e furia campanili per la visita del Papa, e dove le voci che chiedono giustizia sono silenziate dal fragore delle preghiere.
Un altro pezzo di quell’Italia è ben rappresentato dalle veline al Parlamento europeo. Le donne ri-condotte al ruolo che spetta loro, angeli del focolare e riposo dei guerrieri, dove le lagnanze delle mogli si mescolano agli squittii delle concubine, in quella schizofrenia mai ricomposta nell’immaginario maschile, di vergini e puttane. Cos’è la candidatura, se non premio per essersi ben comportate? Il palazzinaro Berlusconi regala collier, ma il politico regala candidature, secondo lo stesso metodo e lo stesso metro. Nel revival non manca nemmeno una citazione da “Bellissima”, un padre che si dà fuoco per l’esclusione della figlia – bellissima, appunto, bravissima – ingustamente esclusa dalla candidatura; la differenza è che la Magnani, in un guizzo finale recupera la sua dignità, chissà se questo padre farò lo stesso. E naturalmente non manca la moglie che si lamenta, lui mi trascura, lui mi tradisce. Povera Veronica, che mostra, sotto le vesti costose, gli abiti di una patetica casalinga che scrive patetiche lettere ai giornali, come se ancora il movimento femminista fosse di là da venire, non si fosse mai sentito parlare di liberazione e poco anche di emancipazione.
La cosa che mi rende più triste, è che non si senta nessuno parlare di futuro. Nessuno parla di futuro e di Europa. E dire che sarebbe indispensabile ricominciare a parlarne; da quando la Lega, che ha come suo massimo orizzonte la provincia asfittica raccontata da Germi, domina la nostra politica (e, maledizione, fa cultura, anzi subcultura!), di Europa non si parla più, se non per maledirla o chiedere soldi. L’Europa è un marito come quello di Veronica: insopportabile, ma col portafoglio bello gonfio.
Le candidature in fondo hanno ovunque la stessa funzione: premi da elargire a chi ha ben meritato, oppure richiami per il popolo televisivo – pletore di funzionari o ragazzotte disinibite poco importa. Ha forse un altro senso la candidatura di Sassoli, diverso da una velina solo per rivolgersi ad un’altro tipo di audience? E poiché parlo di cose serie, tralascio di citare l’ineffabile Emanuele Filiberto, rampollo (ultimo?) di una stirpe più dannosa che inutile (fermo restando che tra la principessa e il buffone di corte, sceglierei ad occhi chiusi la prima).
Ecco, mi piacerebbe che qualcuno, nel quadro politico, facesse qualcosa di radicalmente inaspettato e “diverso”: diverso e nuovo. Che per esempio riconsegnasse alla politica insieme serietà e sobrietà; che non decidesse le candidature a tavolino, sulla base di inconfessabili meriti e crediti; che con un gesto spazzasse via le citazioni degli anni ’50 e aprisse la finestra su un mondo nuovo.
Nell’attesa, ascolto un discorso di Obama.

signoreesignori3