Viagiordanobruno17


febbraio 1, 2009, 5:35 pm
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Altre cose che non fanno notizia, ma che vale la pena sapere…

Inchiesta de L'Espresso su Cosentino

Inchiesta de L'Espresso su Cosentino

Manuela, 1 febbraio 2009

Sono molte le cose di cui non si parla. Un’altra è questa.La storia: “Il sottosegretario Cosentino è un uomo politico “discusso”. Di lui si parla come di ‘un esponente colluso con la sanguinaria cosca dei Casalesi’. La “stampa” riporta le dichiarazioni di alcuni pentiti (quattro o cinque).” (citazione dal blog di Cuperlo).
Il PD propone una mozione che ne chiede le dimissioni. La mozione viene respinta, anche perché una parte di parlamentari del PD esce dall’aula o si astiene. Cuperlo difenda la sua astensione con un lungo post nel suo blog, cui segue una lunga discussione.

In questa discussione interviene anche Enzo, e a me è piaciuto talmente tanto il suo commento, che lo riporto qui.

… Qui caro Cuperlo lo stato di diritto, il garantismo, non c’entrano nulla. Qui c’entrano l’etica pubblica e quella di uomini e donne che operano dentro le istituzioni. Anch’io, come Vincenzo, voglio ricordare un caso accaduto in una grande democrazia: “Via ministro di Blair – Blunkett si dimette. Agevolò il visto per la babysitter filippina dell’ ex amante” (dal Corriere della Sera del 16.12.04). In questo caso il ministro si dimise sulla base di denunce giornalistiche: non c’era nessuna iniziativa giudiziaria. Allora veniamo al caso Cosentino. Sul sottosegretario ci sono sospetti di collusioni con la camorra emersi da dichiarazioni di pentiti che ad oggi non hanno ancora portato ad alcuna iniziativa della magistratura. I due episodi hanno delle grosse analogie: entrambi sono emersi su denuncia della stampa. Ma le conclusioni sono state diverse: nel primo caso il ministro inglese si è dimesso perché in Gran Bretagna il sentire comune sanziona pesantemente anche il più piccolo comportamento che si distanzi dalla correttezza che è richiesta ad un uomo pubblico, nel secondo in nome del “garantismo” (che è cosa diversa dal rispetto delle garanzie previste nell’iter giudiziario) si lascia che il sospetto aleggi sugli uomini e sulle istituzioni. Bene aveva fatto, dunque, il gruppo a presentare la mozione, male ha fatto chi come lei si è dissociato perché con questo atto lei non ha votato per l’affermarsi di un’etica pubblica, ma per la continuità con la prassi in difesa della casta. In altre parole adagiarsi sulle “garanzie” previste dalla legge (innocente fino alla sentenza definitiva) significa lasciare fuori dalla porta l’etica, la responsabilità che prima di fare riferimento alla rilevanza penale devono basarsi sulla trasparenza e sulla assoluta mancanza di ogni “macchia”: foss’anche l’aver dato una spintarella per fare avere il visto alla tata dell’amante.

Caricatura di Blunkett su The Guardian

Caricatura di Blunkett su The Guardian

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novembre 20, 2008, 6:51 pm
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Non poteva che finir così

Manuela 20 novembre 2008

...strateghi...

...strateghi...

Ma questo affare della Commissione di vigilanza, non è forse il precipitato di tutte le contraddizioni che hanno caratterizzato la nascita e la breve storia del PD, e che non si sono mai volute affrontare e sciogliere?
A partire da una leadership fondata su primarie-farsa, con liste bloccate e di segno opposto collegate al medesimo candidato; una leadership di fatto artificiale, alla quale non basta un bagno di folla ogni tanto per essere legittimata. Poiché nei fatti, non si richiede che la legittimazione venga dagli elettori, ma dai suoi notabili.
Una costituente che, per contenere le spinte centrifughe ha, da una parte irrigidito le strutture del partito, ostacolando qualsiasi processo di rinnovamento che non sia puramente formale; e dall’altra ha fondato il partito su basi etiche molto incerte.
Il PD, che tutti volevamo per rinnovare nel profondo la vita politica italiana, è risultato esserne l’ennesima operazione trasformista.
Così non ci si può meravigliare che la linea politica del segretario venga continuamente sconfessata, che qualcuno non abbia pudori ad accettare cariche regalategli dagli avversari e a tenersele ben strette, che le strategie siano vaghe e contraddittorie, ecc.ecc.
Per venirne fuori in qualche modo, il PD inventa la candidatura di Zavoli, precipitato di un altro peccato originario della politica italiana: la gerontocrazia, l’attitudine a guardasi alle spalle, non per orgoglio della propria storia, ma per incapacità di muovere passi verso il futuro.
Non ci mancava che il tocco farsesco, il Villari che non si dimette, perché ha il senso delle istituzioni che diamine! ed incomincia alacremente a lavorare, a convocare riunioni e a sfornare regolamenti, attaccato alla poltrona più che Shylock ai soldi e come lui disposto a cederla solo in cambio del cuore dell’avversario.

A questo punto non mi è chiaro se è meglio cacciare Villari dal PD, o lasciarglielo, in buona compagnia di La Torre, D’Alema, “maanche” Veltroni, ed andare via noi, a cercarci altri compagni di strada.