Viagiordanobruno17


maggio 7, 2009, 6:08 pm
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Dei divorzi e di altro

mariatv

Manuela 6 maggio 2009

Hanno torto coloro che sostengono che il divorzio Lario-Berlusconi è un fatto privato, che non ce ne dobbiamo interessare, e che bisogna parlare “dei problemi degli italiani”. A parte il fatto che Berlusconi è forse il più grosso problema degli italiani, questo divorzio lascia trasparire in controluce praticamente tutti i problemi degli italiani: a partire dal maschilismo feroce che il premier trasuda in tutti i suoi comportamenti (come sostiene la mia amica extraterrestre, qui).
Ma volevo parlare in questo post di un altro serissimo problema degli italiani, il loro rapporto con la chiesa.
Dunque, alla notizia del divorzio, l’Avvenire fa una seria reprimenda a Berlusconi e ai suoi comportamenti, più o meno in questi termini:
“…la politica e lo spettacolo, in un abbraccio mortifero, hanno dato nell’occasione il peggio di sè… Dopo aver scelto la guasconeria come arte del consenso Berlusconi scopre di colpo il basso profilo e la privacy. E grida al complotto». E conclude, cattolicamente: “…la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo».Poi leggete qui (Repubblica):
“Stando ai numeri la fiducia nel premier dopo Porta a Porta resta invariata (66%). Uno stallo che si registra anche nella parte degli elettori che si dicono cattolici praticanti (61%).”Ecco, dunque, platealmente esposto, quel che vale il magistero della chiesa. E lo dico ai miei vecchi compagni di strada del PD, questo valgono le minacce della Binetti, i compromessi sui diritti, la ricerca di “soluzioni condivise”, la rinuncia ad una laicità diritta e non negoziabile, la perdita di consensi nella società civile più evoluta ed europea: uno zero virgola.
Perché il caso Berlusconi mette molto bene in evidenza come il magistero della chiesa trovi molto ascolto fra quei politici che devono ingraziarsi le gerarchie, ma molto meno nel popolo italiano.
Dunque, Berlusconi ha intercettato ancora una volta la pancia profonda dell’Italia: per gli italiani la religione è un orpello esteriore, da esibire quando fa comodo, più vicina alla superstizione che alla trascendenza. Pronti a genuflettersi a richiesta, pronti a credere ai miracoli e alle madonne piangenti, e a farsi gli affari propri quando conviene.
I matrimoni civili sono in continuo aumento, i divorzi pure, le chiese la domenica sono vuote , le opinioni politiche sono indifferenti alle scelte della gerarchia. E il nostro Parlamento – unico posto in cui l’opinione della chiesa è tenuta in grandissima considerazione – ha approvato una legge aberrante sulla procreazione assistita, non riesce a sfornare una legge decente sui PACS o sul testamento biologico.
Ci voleva il divorzio Lario-Berlusconi per farci accorgere che agli italiani, del parere dell’Avvenire e del cardinal Bagnasco, non importa proprio niente?

primaicattolici



maggio 3, 2009, 4:51 pm
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Dopo Veronica

castellocarte

Manuela 3 maggio 2009

Così Veronica se ne va. Descriveva qualche giorno fa Sofri (Adriano) su Repubblica, l’inevitabile fine di ogni populismo, pur senza datarla; descriveva il momento in cui, cito a memoria, mentre il demagogo sfila sotto l’arco di trionfo, gettando banconote ai suoi sudditi, risuonano i primi fischi. E di fischio in fischio, la fiducia del popolo crollerà, come un castello di carte. Sofri non diceva “quando”; e mi piace, anzi, mi diverte, pensare che l’abbandono di Veronica sia il primo segnale di questa inaspettata ma inevitabile caduta.
Se nemmeno la moglie gli crede più, potrebbero per esempio pensare, riscuotendosi dalla sbornia, i più fedeli sudditi, perché gli dovremmo credere noi? Così, per esempio, si potrebbero accorgere che le tende dei terremotati sono in mezzo al fango, che la crisi c’è e si sente, che i cassintegrati aumentano a vista d’occhio, e che la buona performance della Fiat in America non è merito del governo… Nessuno riderà più alle sue battute, le ragazzine bionde non lo chiameranno più papi, e le veline lo abbandoneranno, in cerca di più promettenti ginocchia. Vespa si occuperà di cronaca nera, Floris inviterà Bersani e Letta, che diranno che non si deve maramaldeggiare, strizzando l’occhio alla Lega, Santoro manderà Ruotolo a rovistare fra le rovine di Arcore. Si sentirà dire in giro, sempre più spesso, “io non sono mai stato berlusconiano”, e i troppo zelanti, che ci sono sempre, non si limiteranno ai fischi, lanceranno monetine. Non si troverà più uno, a cercarlo col lanternino, che ammetta di avere votato Forza Italia, fino a farci dubitare che i risultati elettorali siano stati manipolati dai marziani.
Ma quel che è più probabile, è che a questo punto la sinistra, il centrosinistra, il Partito Democratico… non saranno pronti. Si faranno cogliere di sorpresa, senza un progetto, senza una politica, senza valori, senza un leader. Ci si accorgerà che si sono sprecati anni ed anni alla ricerca degli assetti interni più vantaggiosi per questo o per quel notabile, a compilare liste, a ripagare favori, come se il tempo, davanti, fosse infinito. Sorpresi, si riuniranno caminetti, e si faranno riunioni di gruppi e di correnti, i RED, i teocon, i giovani, i lettiani, gli ex piddini, gli ex margheritini; D’Alema e Marini affosseranno qualsiasi ipotesi di rinnovamento, Rutelli tuonerà contro la sinistra, e la Binetti pretenderà di inserire nel programma di governo l’obbligo dell’ora di religione. Si tramerà nell’ombra per fare alleanze con l’UDC, con Vendola, con la Lega. Si faranno i nomi di Bersani e della Finocchiaro come nuovi leader, e i giovani si lamentaranno di essere emarginati. Forse qualcuno suggerirà perfino di offrire a Veronica un seggio in Parlamento.
Così, alla fine, il PD, alleato con tutti quelli che ci stanno, vincerà le elezioni di straforo, e il governo cadrà dopo un anno, per ritornare ad un demagogo populista che si contornerà di veline e darà al popolo quello che gli spetta: certamente i circensens, il pane forse, se la congiuntura lo permetterà. E che correrà molto la cavallina, esibendo la sua esuberante virilità, ma non si sposerà, per non correre rischi.
Sia quel che sia, auguro buona fortuna a Veronica. E le confermo, per quel che vale, tutta la mia solidarietà: perché avere alle calcagna Ghedini dev’essere proprio una brutta esperienza.