Viagiordanobruno17


agosto 5, 2009, 2:54 pm
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Femminismo senile

bonemine

Manuela 5 agosto 2009

Non è la prima volta che, sul web, mi capita di incontrare persone cui mi sento più vicina, per cultura ed esperienza, che alle persone che incontro quotidianamente. E’ successo anche con la mia “amica di Facebook” (forse la traduzione contemporanea dell’”amico di penna” di Charlie Brown), Daniela, di cui non so quasi niente, solo poche notizie pubblicate sul web, una foto, e le cose che scrive: cose che, tuttavia, mi appartengono, sono mie come se le avessi scritte io.
Non avevo avuto il coraggio di affrontare la questione della RU486, per stanchezza della ripetizione e dell’indignazione, troppo faticosa nella sua inutilità, ormai. Lo ha fatto per me Daniela, con le parole che avrei usato io. E, fra le altre cose, Daniela si volta indietro perplessa, e si chiede dov’è che abbiamo smarrito la strada, dov’è che ci siamo distratte, per aver ancora bisogno di ripetere queste parole, e ripeterle, e ripeterle, e di indignarci, e indignarci e ancora indignarci. Quando è stato che gli uomini, ai quali avevamo insegnato a rispettare le nostre scelte e anche il nostro dolore, ai quali abbiamo chiesto di imparare ad accompagnarci senza calpestarci, si sono riorganizzati, in falangi, partiti, chiese e governi, e hanno ricominciato a respingerci nei recinto dell’eterna minorità?
L’amica dell’amica, su Facebook, suggerisce la riscoperta di una sorta di “femminismo senile”: espressione insieme dolente ed ironica, per tentare di ripercorre e ridare senso ad un sentiero smarrito. Forse, care amiche, abbiamo dimenticato allora, colme di giovane orgoglio di riscoprirci donne – non figlie, non sorelle, non mogli, non amanti – di seminare dietro a noi sassolini brillanti, così che oggi sarebbe più facile, ritrovare la strada.



giugno 24, 2009, 5:21 pm
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Sta’ a vedere che adesso sono io la moralista!

barbie

Manuela 24 giugno 2009

La cosa che mi secca di più, ascoltando e leggendo le reazioni alle allegre avventure di papi a Palazzo Grazioli (con le maiuscole, come si conviene ad un palazzo di Stato), è di passare per una moralista. Perché adesso, chi osa reazioni di critica o di riprovazione, è diventato un bacchettone moralista.
E lo dicono quelli che organizzano i family days, gli stessi che inorridiscono a sentir parlare di distribuzione di preservativi nelle scuole; quelli che lasciano marcire in Parlamento la proposta di abbreviare i tempi del divorzio, per difendere la famiglia, ovvio, e quelli che si fanno il segno della croce a sentir parlare di coppie di fatto. Quelli che credono che i gay sono tali per ostinazione, perché rifiutano le cure del caso… sempre quelli che propongono pene durissime per le prostitute e i loro clienti – tranne loro stessi, ovviamente. Ma di fronte all’esuberanza sessuale di papi, nemmeno una parola di condanna, al contrario: noi siamo condannabili, improvvisamente trasformati in baciapile e moralisti, di più, in ficcanaso guardoni la cui unica soddisfazione è sbirciare dal buco della serratura i perdonabili trastulli del capo – che ha pur diritto di rilassarsi, che diamine!
Ma, visto che fra i Savonarola ci sono già finita, mi piacerebbe spiegare a questi signori – ma non so se troverei le parole -che una sessualità “libera e gioiosa” richiede una relazione fra persone “libere ed uguali”, ed è esattamente il contrario di un rapporto con una prostituta, che non è né libera né uguale al suo “datore di lavoro”. Non sono libere le ragazze-immagine che affollano le feste in villa, sperando in qualche ricompensa; e non è certamente libero un uomo che, per soddisfare la propria sessualità, deve circondarsi di ragazze in qualche modo comprate (con soldi, favori, promesse, non importa).
Se non l’avessimo avuto ancora chiaro, adesso sappiamo cosa sono le donne per il nostro capo del governo, e che posto riserva loro: nella vita, come nella politica, ricompensate (più o meno lautamente, dipende dalla qualità, immagino) per i loro servigi.
Da novella moralista, ammetto che quel che pensa il capo del governo delle donne non mi piace. Non mi piace che le usi come strumenti, né che le compri. Non mi piace che faccia balenare radiosi futuri agli occhi delle ragazzine, se solo saranno gentili con lui. Non mi piace affatto pensare di essere governata da un vecchio patetico che deve pagare per un po’ di sesso… ché se fosse una canzone di De André, farebbe pure pena, ma invece è l’uomo più potente d’Italia, e per questo usa il suo potere? Non mi piace che pensi più al sesso che allo Stato, più a ricambiare favori che a risanare l’economia, più a fare promesse che a mentenerle.
Ma io sono una moralista; e quindi non mi piace affatto quell’aria retrò, aria ante-legge Merlin, dove quello che è condannato in pubblico viene praticato, e con la massima soddisfazione, in privato, fra la benevolenza, la solidarietà, e forse una puntina di invidia di tutto l’entourage di servi sciocchi.



marzo 8, 2009, 4:02 pm
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Finalmente l’8 marzo sta per finire

mimoseinverno1

Manuela 8 marzo 2009

Meno male che questo 8 marzo sta per finire. L’8 marzo che straripa dai tiggì, dalle lingue biforcute degli esponenti dellla destra, maschi e femmine, non ha niente a che vedere con il mio 8 marzo.
Già ho sopportato male la trasformazione della “giornata” (giornata, sottolineo) della donna in “festa”, le mimose regalate dai maschi, le cene fra amiche come se fossero avvenimenti, la squallida ironia degli spogliarelli maschili.
Ma come se non bastasse, quest’anno l’8 marzo è muscoloso e borioso, occupato da uomini che tutto possono fare tranne mettere in dicussione il loro potere, e da donne che tutto fanno tranne mettere in discussione la loro subalternità. In questo 8 marzo, si parla, ipocritamente, di violenza sulle donne, argomento che noi conosciamo benissimo, per averla subita, in molteplici e fantasiose forme, per millenni. Ma quest’anno diventa giustificazione delle ronde, motivo della caccia al diverso, complice del razzismo verso lo straniero; cosicché si utilizzano, per fingere di contrastare la violenza sulle donne, proprio quelle azioni nate e cresciute dentro la stessa cultura che della violenza è causa. Una cultura di sopraffazione verso i deboli e intollerante verso i diversi, che si occupa della violenza sulle donne solo per rimarcare il suo potere e la sua proprietà verso quelle stesse donne che pretende di difendere. Poiché le donne sono merce e proprietà, di volta in volta si usano o si difendono, si espongono o si mettono sotto chiave, proprio come qualsiasi altra proprietà.
Per questo non vedo l’ora che questo 8 marzo sia finito, e che tutti (a partire dal papa, da Fini e dalla Carfagna) tornino ad occuparsi d’altro. Se proprio vogliono fare le ronde, almeno che non ne portiamo, come genere, la responsabilità!
Ho scritto nello status di Facebook che i simboli sono importanti. Ci credo tanto, da conservare in un angolo le mie mimose, che erano un segno di riconoscimento fra le donne, in attesa che possano rifiorire.



dicembre 14, 2008, 4:07 pm
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Politically scorrect: dò ragione a Brunetta

lizasimpson

Manuela 14 dicembre

Per quanto mi sforzi, non sono ancora riuscita a trovare una buona ragione per dar torto a Brunetta. Mi riferisco alla parificazione dell’età pensionabile fra uomini e donne.
Sarà la mia antica abitudine a non accettare discriminazioni, nemmeno quelle che apparentemente sono a nostro favore. O per l’allenamento pluridecennale a disvelare interessati paternalismi e fregature ammantate da privilegi.
Per esempio, come si può sentir dire: “…per quel che riguarda l’età pensionabile va bene così: forse si sottovaluta cosa vuol dire per una donna farsi carico di una casa e di una famiglia”, senza farsi venire l’orticaria, dopo più di trent’anni di battaglie femministe? Come se il lavoro, le donne, le famiglie, e anche gli uomini – benché non tutti, lo ammetto! – non fossero cambiati nel frattempo. Come se il mondo fosse popolato di angeli del focolare intenti a rimestare marmellate e a rammendare calzini fino a notte fonda. C’è da chiedersi cosa sa, l’autore di questa frase, di donne e di famiglie, che non sia la solita sbrodolatura di luoghi comuni.
Dispiace che a sinistra – temo, “soprattutto” a sinistra – l’argomento sia ancora tabù, anche se le argomentazioni sono ammantate di politically correct; si dice, per esempio: “Brunetta si preoccupi di valorizzare le donne nella pubblica amministrazione…”. Benissimo, ma che in che rapporto sta questa frase con le pensioni?
Resiste, a sinistra, su questi temi, un conservatorismo che impedisce al paese di fare passi avanti verso un più moderno sistema di welfare. C’è da chiedersi come, se non affrontando con severo ed equo rigore, la questione delle pensioni, si possano trovare le risorse per garantire un sistema di welfare a tutti coloro che ne sono privi: a partire da quelle lavoratrici che oggi non hanno garanzie e che domani quasi certamente non avranno pensioni.
Quindi penso che Brunetta abbia, in linea di principio, ragione, nel proporre nel settore pubblico una pari età pensionabile fra uomini e donne. Anche se dovremo stare a vedere come passerà dal puro proclama gli atti conseguenti. Perchè, a parlare, son bravi tutti…

precari