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febbraio 28, 2009, 4:31 pm
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Storia italiana

La situazione secondo Staino

La situazione secondo Staino

Manuela 28 febbraio 2009

Se Beppino Englaro avesse ucciso sua figlia con un colpo di pistola, tutta l’Italia si sarebbe commossa al dramma del povero padre. I tiggì avrebbero trasmesso lacrimevoli servizi, scavando dagli archivi altrettanto lacrimevoli precedenti conclusisi con un’assoluzione, e tutti i giornalisti sarebbero stati ben attenti ad usare la locuzione “presunto colpevole”. La chiesa avrebbe perdonato, perchè “solo dio legge dentro i cuori degli uomini”, e avrebbe elargito una preventiva assoluzione. I tribunali avrebbero applicato il minimo della pena, con tutte le attenuanti del caso, gli spettatori avrebbero applaudito alla benevola sentenza, e probabilmente il signor Beppino non avrebbe fatto nemmeno un giorno di prigione.
Ma poiché Beppino Englaro ha scelto di agire all’interno delle leggi, e di appellarsi alle istituzioni perché fosse riconosciuta la volontà di sua figlia; poiché ha scelto di svelare, appellandosi alla legge, tutta l’ipocrisia con cui queste situazioni sono normalmente affrontate, e non ha chiesto favori né a medici né a preti né a politici; per tutto questo gliela faranno pagare cara.
Probabilmente non lo condanneranno per omicidio – l’inconsistenza dell’accusa è evidente a tutti coloro che non siano accecati da odio e fanatismo – ma prolungheranno quanto più possibile il suo calvario. Lo faranno passare per quanti più caserme e tribunali sia possibile, lo faranno rispondere a più domande di quante siano tollerabili, e proveranno in ogni modo, lecito o meno lecito, a dimostrare che un qualche reato, uno qualsiasi, lo ha pur commesso. E, alla fine, non potendolo condannare, lo useranno per dimostrare che la legalità è un impiccio e l’obbligatorietà dell’azione penale un ostacolo da superare… per il miglior funzionamento della giustizia, s’intende.
Alla fine della vicenda – che, come tutte le cose umane, avrà pure una fine – sarà dimostrato come sia molto ma molto meglio mettersi d’accordo con un medico compiacente e chiedere l’assoluzione ad un prete (sotto il vincolo sacro della confessione) per evitare di vegetare a tempo indeterminato, piuttosto che dichiarare apertamente la propria volontà e pretendere che venga rispettata. E l’Italia, ipocrita e bigotta, potrà, alla fine, addormentarsi contenta.