Viagiordanobruno17


luglio 20, 2009, 3:14 pm
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Parole

vocabolario

Manuela 20 luglio 2009

Sull’edizione online de “Il Foglio”, è pubblicata un’analisi grafica dei discorsi di candidatura di Bersani (1 luglio) e Franceschini (16 luglio) e del manifesto di Marino.
La lettura di quest’analisi è molto semplice ed immediata: più una parola è ripetuta, più appare grande.

E’ di immediata evidenza come le parole più usate da Bersani siano: partito, politica, essere, seguite a ruota da dobbiamo, deve, fare. Il resto a seguire. Una visione a dir poco autoreferenziale, in cui il PARTITO è il centro di ogni pensiero ed azione, e in cui la società, con i suoi cambiamenti e le sue domande, è accessorio marginale . Come fa notare Fabio Meloni con il consueto acume, c’è un uso quasi compulsivo dell’esortativo dobbiamo fare, deve fare. L’uso dell’esortativo è un must dei politici di professione, che lo usano per distogliere da sé – dal loro fare concreto – ogni responsabilità, richiamando un ipotetico soggetto (a chi ci si riferisce con quel noi sottinteso, se sono loro a dirigere?) ad un’ipotetica futura azione.

Quello che mi ha colpito del quadro di Franceschini è invece l’emergere prepotente della parola partito, su uno sfondo di parole quasi indistinte, dove non emergono concetti forti sui quali insistere. L’autoreferenzialità rispetto al partito (o l’ossessione del partito, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Meloni) è ancora più evidente che in Bersani, poiché tutto il resto è sfumato e confuso in una specie di politiglia dove potrebbe convivere tutto e il contrario di tutto (un po’ come nelle liste che sostengono Franceschini, del resto).

Poi Marino parla di persone, del paese, di vita, anche di partito, ma democratico.
Basterebbe questo a definire la differenza fra politici che si sono sempre mossi e continuano a muoversi dentro l’orizzonte del partito, e di una politica asfittica – accordo di vertici, tessitura di apparati – che, avendo rinunciato a grandi orizzonti non riesce a governare nemmeno la quotidianità; e chi ha un’idea del paese e una visione del futuro, ed opera per cercare di realizzarli. Certo, attraverso un partito, che è strumento, non fine: non per il partito, ma per le persone, per il paese, appunto.

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