Viagiordanobruno17


giugno 24, 2009, 5:21 pm
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Sta’ a vedere che adesso sono io la moralista!

barbie

Manuela 24 giugno 2009

La cosa che mi secca di più, ascoltando e leggendo le reazioni alle allegre avventure di papi a Palazzo Grazioli (con le maiuscole, come si conviene ad un palazzo di Stato), è di passare per una moralista. Perché adesso, chi osa reazioni di critica o di riprovazione, è diventato un bacchettone moralista.
E lo dicono quelli che organizzano i family days, gli stessi che inorridiscono a sentir parlare di distribuzione di preservativi nelle scuole; quelli che lasciano marcire in Parlamento la proposta di abbreviare i tempi del divorzio, per difendere la famiglia, ovvio, e quelli che si fanno il segno della croce a sentir parlare di coppie di fatto. Quelli che credono che i gay sono tali per ostinazione, perché rifiutano le cure del caso… sempre quelli che propongono pene durissime per le prostitute e i loro clienti – tranne loro stessi, ovviamente. Ma di fronte all’esuberanza sessuale di papi, nemmeno una parola di condanna, al contrario: noi siamo condannabili, improvvisamente trasformati in baciapile e moralisti, di più, in ficcanaso guardoni la cui unica soddisfazione è sbirciare dal buco della serratura i perdonabili trastulli del capo – che ha pur diritto di rilassarsi, che diamine!
Ma, visto che fra i Savonarola ci sono già finita, mi piacerebbe spiegare a questi signori – ma non so se troverei le parole -che una sessualità “libera e gioiosa” richiede una relazione fra persone “libere ed uguali”, ed è esattamente il contrario di un rapporto con una prostituta, che non è né libera né uguale al suo “datore di lavoro”. Non sono libere le ragazze-immagine che affollano le feste in villa, sperando in qualche ricompensa; e non è certamente libero un uomo che, per soddisfare la propria sessualità, deve circondarsi di ragazze in qualche modo comprate (con soldi, favori, promesse, non importa).
Se non l’avessimo avuto ancora chiaro, adesso sappiamo cosa sono le donne per il nostro capo del governo, e che posto riserva loro: nella vita, come nella politica, ricompensate (più o meno lautamente, dipende dalla qualità, immagino) per i loro servigi.
Da novella moralista, ammetto che quel che pensa il capo del governo delle donne non mi piace. Non mi piace che le usi come strumenti, né che le compri. Non mi piace che faccia balenare radiosi futuri agli occhi delle ragazzine, se solo saranno gentili con lui. Non mi piace affatto pensare di essere governata da un vecchio patetico che deve pagare per un po’ di sesso… ché se fosse una canzone di De André, farebbe pure pena, ma invece è l’uomo più potente d’Italia, e per questo usa il suo potere? Non mi piace che pensi più al sesso che allo Stato, più a ricambiare favori che a risanare l’economia, più a fare promesse che a mentenerle.
Ma io sono una moralista; e quindi non mi piace affatto quell’aria retrò, aria ante-legge Merlin, dove quello che è condannato in pubblico viene praticato, e con la massima soddisfazione, in privato, fra la benevolenza, la solidarietà, e forse una puntina di invidia di tutto l’entourage di servi sciocchi.

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giugno 20, 2009, 3:24 pm
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Storie di bassissimo impero

bambole

Manuela 20 giugno 2009

E’ così questa povera Repubblica sta per sprofondare nel ridicolo, travolta da storie di letto (e di corruzione: ma questa sembra solo un accessorio, meno importante ed intrigante, del letto).
Storie non originali di sesso e potere, e di una miscela fra “normale” maschilismo e inaudita arroganza. Se il primo si manifesta assegnando a tutte le donne un ruolo subalterno (comprese le Prime Ministre e le Presidenti di Confindustria), il secondo fa sì che le donne siano, a tutti gli effetti, cose da usare. Corpi, dotati di tette e culi, ma non di altri organi, quali occhi e orecchie, e, men che meno, di cervello. Un cervello che magari non viene utilizzato al massimo, ma comunque in grado di mettere insieme quanto basta per incastrare un uomo di potere. Solo una concezione di questo tipo può aver fatto sì che, non solo il premier, ma le teste d’uovo che gli stanno intorno, i suoi consiglieri – il fido Letta, il ringhioso Ghedini, ahahahahahah! – e perfino gli addetti alla sicurezza, non abbiano nemmeno immaginato che una, almeno una, delle tante donne procurate a papi, potesse pensare di documentare, per fini più o meno leciti, questa esperienza. Il caso Monica Lewinsky, evidentemente, non ha insegnato proprio niente; e il “potere”, arrogante quanto mai, avrà immaginato che quelle signorine guaissero di piacere solo per l’attenzione che un uomo di 70 e più anni, basso e pelato, dedicava loro!
Naturalmente tutta la storia non ha nemmeno per sbaglio la tragicità di “Potere assoluto”, è sgangherata e pecoreccia come un varietà di Canale 5. Poi staremo a vedere come andrà a finire, e temo che la fine sarà altrettanto sgangherata pecoreccia (ne approfitto per dichiarare che non credo desiderare di conoscere altri particolari, essendo a mio parere la situazione ormai abbastanza chiara, e sufficientemente disgustosa).
Sappiamo già che i fustigatori più severi di un papi in disgrazia saranno quelli che hanno riso più forte alle sue battute, o che quando, in visita di Stato, ha tentato di baciare un’operaia russa, hanno applaudito perché “era vicino al popolo”… Aspettiamoci dunque di assistere ad un film già visto, protagonisti i servi più servi che diventano i più severi censori, le masse adoranti trasformate in sventolatrici di cappi, e infine, il potere che si difende, gattopardescamente arrotolato su se stesso.
La storia di papi, depurata dai particolari piccanti, non è che il solito scambio di favori: una candidatura o un permesso edilizio contro una piacevole serata, un mucchetto di voti contro un posto di lavoro… E purtroppo questo non è un problema di papi o della sua parte politica, ma di tutto un paese che non riesce a sollevarsi dalle sabbie mobili di corruzione in cui è caduto, che non riesce a liberarsi dall’intreccio di familismo e corporativismo, familismo e malaffare, familismo e superstizione che lo paralizza.

E’ sintomatico che nemmeno oggi le opposizioni si guardino bene dal chiedere a gran voce, come ci si aspetterebbe, le dimissioni di un capo del governo che sta mettendo in serio imbarazzo il paese (mi chiedo come faranno i capi di Stato del G8 a rimanere seri stringendo la mano a papi, e quanta diplomazia occorrerà per non lasciarsi andare a battutine e a sgomitate…).
L’unica cosa che ci potrebbe salvare è una classe dirigente di cui non si potesse dire “anche voi, però… anche voi avete dato posti in cambio i voti, avete dato appalti in cambio di favori…”. Temo che l’attuale classe dirigente della sinistra non possa, nel suo complesso, affermare la propria innocenza, ma solo che non ha mai raggiunto, in questo campo, le vette di perfezione della destra.
E così tutto potrebbe finire, ancora una volta, in una notte dove la destra e la sinistra non si differenziano per qualità, ma per quantità.
Ci potrebbero salvare i ragazzini, se ne avessero il coraggio: una classe dirigente giovane, talmente giovane da poter proclamare la propria innocenza (se non altro perché non ha ancora avuto il tempo di peccare).

bambini