Viagiordanobruno17


agosto 17, 2009, 2:49 pm
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La sindrome T.M.

duello

Manuela 17 agosto 2009

In questi giorni di calma apparente – in cui l’unico a parlare sembra esser rimasto Bossi – non resta che assistere alle prime schermaglie congressuali, giocate sui palcoscenici di piccole e medie feste del PD (le cannonate vere aspettano, immagino, le grandi feste di fine agosto).
Così mi è venuto da riflettere sui rischi che stanno correndo i rappresentati della mozione Marino: rischi, li definirei, da “Terza Mozione”.
La T.M. c’è stata spesso nei congressi dei partiti che hanno preceduto il PD, di solito sostenuta da gruppi di intellettuali e di anime belle più o meno critici verso il partito, ma non abbastanza da uscirne. Normalmente a uno o due esponenti della T.M. veniva dato un ruolo di prestigio, ma innocuo, negli organi dirigenti, e tutto finiva lì, fino al congresso successivo.
A sentire in questo scorcio d’estate i rappresentanti della mozione Marino (non lui in persona, in verità, che nelle sue dichiarazioni è stato di solito molto più duro e netto, e deciso a lottare seriamente per la vittoria), si resipra un’aria da T.M.
In primo luogo la loro più evidente preoccupazione è di essere considerati parte integrante del PD, perché chi ascolta non sia sfiorato dal sospetto che questa mozione abbia lo scopo di mettere in discussione l’ordine supremo del partito (anzi, Partito).
La seconda è di non avanzare critiche urticanti né alle politiche del PD né alla sua classe dirigente: così la mozione Marino appare un po’ più moderna, un po’ più giovane, e magari un po’ più scanzonata delle altre due, ma si inserisce nel solco della “tradizione” democratica (un partito di due anni non dovrebbe avere grandi tradizioni, in effetti…). I suoi rappresentanti sono giovani, e di questa età quasi si scusano. E già mi pare di vedere il vecchio militante che ascolta compiaciuto queste “giovani promesse” pensando fra sé che “sì, sono proprio bravi, e si faranno strada”: ma intanto al congresso voteranno per i nomi noti, che danno più sicrezza. Come è sempre accaduto.
Io credo che i giovani rappresentati della mozione Marino, se non si vogliono accontentare di una T.M., dovrebbero avere il coraggio di dire che questa mozione è portatrice di una cultura politica totalmente differente da quella affermatasi nel PD, oltre che di indicazioni più chiare e decise sui contenuti; dovrebbero avere l’orgoglio di definirsi giovani, non per un dato di età, ma per non essere responsabili degli erorri del passato; dovrebbero indicare questi errori e chiamare per nome e cognome quelli che li hanno commessi. Anche se questi siedono sul palco accanto a loro, gonfi della loro “esperienza” di vecchie volpi della politica.
Dovrebbero, penso, richiamare i militanti (quelli che hanno sempre mugugnato fra sé “tutto sbagliato, tutto da rifare”) alla responsabilità personale di farsi carico di un vero cambiamento, che stavolta appare possibile. Dovrebbero, penso, smetterla di condividere il finto entusiasmo che coglie chi sale su un palco, per le magnifiche sorti e progressive del PD, e dire con chiarezza che il PD arriva al congresso, dopo una serie impressionante di sconfitte, in stato di coma, e che solo una cura d’urto può salvarlo: cura che non può essere somministrata da quegli stessi che hanno provocato il male.
Beh, io di T.M. ne ho votate diverse, in passato, e stavolta mi piacerebbe vincere. Bonne chance, ragazzi.

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luglio 18, 2009, 3:17 pm
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Seconda lettera, ma forse non l’ultima, al senatore Marino

stanzagiochi

Manuela 18 luglio 2009

Caro senatore Marino,
l’altra sera ero ad ascoltarla, sul mare a Ravenna. Devo dire che mi ha convinto, e non era scontato, date le ripetute e frequenti delusioni del passato. Mi ha convinto la sua tranquillità, il suo parlare un linguaggio piano e diretto, centomilamiglia lontano dal politichese, il suo insistere sul tema della meritocrazia, che, si vede, le sta molto a cuore. Mi ha convinto il suo procedere un po’ impacciato fra gli scogli e le secche dei regolamenti e delle burocrazie politiche, laddove il buon senso non è sufficiente a districarsi; quell’impaccio che ha fatto scuotere la testa a qualche politico navigato nascosto fra il pubblico, che ha bofonchiato che sì, è bravo, ma la politica.. ah la politica non si improvvisa... Un po’ quello che diceva la Rosy a Radio 24 l’altra mattina.

I suoi avversari, che temono di vedersi portar via il giocattolo (e vedono inorriditi la stanza dei giochi riempirsi di chirurghi, grilli, professori, gay, un sacco di gente che non c’entra niente con la politica), oscillano fra due reazioni. C’è chi prova a considerarla incompetente a raggiungere le vette del fine agire politico, quelle che i veri politici hanno raggiunto grazie ad una vita di dedizione (e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, non mi trattengo dal commentare). C’è chi, invece, banalizza la sua candidatura, riducendola ad un gioco delle parti tutto interno al PD: c’è già chi è certo che i suoi voti, al ballottaggio, andranno a Bersani, deducendolo da chissadove, ma insomma, anche lei, professore, è meno naif di quel che sembra, e sta già pensando alla futura carriera…Noi, che siamo stati attratti dalla sua candidatura e che seguiamo su Facebook o sui vari blog il crescere dell’ondata di adesioni al suo progetto – e mi lasci dire, la compagnia sta diventando davvero interessante… – sappiamo che lei non dispone di truppe cammellate, né di voti da elargire a questo o a quel candidato in cambio di favori (quel genere di voti pare li stiano raccogliendo i suoi avversari, soprattutto in zona vesuviana). Solo un giornalista corrotto da anni di dietrologie, o un politico che da anni non apre le finestre del suo salotto, possono pensare che Flores o Odifreddi, – e come loro tanti altri pensanti, io compresa, si parva licet – si facciano dire da chicchessia per chi votare.

Oggi ho letto il discorso di Obama al Naacp, e mi sono quasi commossa; per nostalgia, credo, di una politica visionaria, di larghissimo respiro, e nello stesso tempo talmente semplice da lasciare senza fiato. Obama in fondo non ha detto altro che quello che mi ha detto tante volte mio padre: studia, e sarai migliore di me; impara una parola in più, e sarai più libera; impegnati, e sarai premiata…
Ho presto imparato che si può studiare, e imparare molte parole, ma che i posti vanno ai figli dei primari o ai nipoti degli assessori. Così che nessuno potrebbe oggi fare in Italia il discorso di Obama. Nessun politico, sicuramente, anche se ne fosse all’altezza.
Per questo mi sta a cuore la sua candidatura; perché lei punta sulla meritocrazia e questo significa oggi iniziare a mettere in discussione tutta l’organizzazione della società italiana, e anche del partito. E perché, in fondo, anche lei è un visionario; cosa che mi auguro, le auguro, di rimanere, e di continuare ad immaginare una società dove i posti migliori vanno ai più meritevoli, e in cui i politici si sfidano davanti ai cittadini che li premiano o li puniscono con i loro voti (voti veri, non barattati).
Non dia retta a chi le dice che la politica è un’altra cosa; la politica è proprio questa: una visione, e le azioni per renderla reale.
Continuerò a segurla e, forse, a mandarle lettere.
Con stima crescente. Manuela