Viagiordanobruno17


gennaio 29, 2010, 2:40 pm
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Si fa per dire…

Una cosa di cui si è parlato poco, e che mi ha fatto riflettere molto sul paese che abbiamo costruito, è stata la polemica innescata dalle dichiarazioni di Bertolaso sugli aiuti ad Haiti.
Bertolaso, in tv, parla malissimo della gestione americana ed internazionale degli aiuti, e fa commenti che trasmigrano, come tutto quello che si dice in tv, da un orecchio all’altro, provocando giusto un “peròcchebravo” da parte di qualcuno e uno sbuffo di fastidio in qualche altro (a me Bertolaso ricorda sempre certi personaggi di Steven Segal, che avanzano intrepidi per salvare gli ostaggi, del tutto indifferenti alla strage provocata dalla loro avanzata!). Sarebbe finita lì, ma l’indomani la Clinton reagisce duramente, dicendosi “ferita” dalle parole di Bertolaso, e classificandole come “le polemiche che si fanno il lunedì mattina sulle partite del giorno prima”. Lo rimette al suo posto, ricordandogli che L’Aquila non è Haiti, e pare addirittura pare che l’ambasciatore americano chieda le sue dimissioni.
Che avrà mai detto per suscitare reazioni così inviperite, ho pensato… e poiché la tv la sento ma non l’ascolto, ho dovuto scorrere i giornali per ritrovare le dichiarazioni incriminate. E scopro che sono parole che a noi non fanno più effetto, ma che, valutate nel loro vero significato, sono degne, eccome, di provocare una crisi diplomatica.
Un vero guasto del nostro paese è che le parole hanno perso il loro significato. La Lega minaccia ad ogni piè sospinto di imbracciare i fucili e di pulirsi il culo con la bandiera, per Berlusconi i magistrati sono “eversivi” e “geneticamente differenti”, il crocifisso non è un simbolo religioso ma una simpatica tradizione… In tv le emergenze non sono mai finite, dagli inverni freddi alle estati calde, dai terremoti ai campi rom., così che non si capisce più cosa è un’ emergenza e cosa un’iperbole.
Ecco, l’era della Lega e del berlusconismo, ha provocato, fra gli altri, anche questo guasto: ci ha abituato alle iperboli, alle emergenze inventate, alle cazzate sparate senza pensarci troppo, che, televisivamente, entrano da un orecchio ed escono dall’altro. Ma, certo, risale a molto prima, la vecchia abitudine, su cui il berlusconismo si è innestato splendidamente, di politici ed istituzioni a non rendere mai conto né del loro operato, né delle loro affermazioni. Costellano la nostra storia politica, e non accennano a diminuire, le promesse fatte e mai mantenute, i cambi di casacca, le inversioni a U in corsa.
Manca, e credo sia sempre mancata, per quel che mi ricordo, alla cultura politica italiana, quella che Scalfarotto definisce accountabilty, l’abitudine di render conto di sé e del proprio operato. Così che si possono dire le più grandi castronerie senza che qualcuno te ne chieda ragione… e, ormai, senza che nessuno le prenda davvero sul serio.
E’ successo così a Bertolaso, ma si è scontrato con un popolo che con l’accountability ci fa i conti, e che è abituato a chieder conto delle parole: soprattutto ai potenti, guarda un po’. E dire “gli americani tendono a confondere l’intervento militare con quello di emergenza” può davvero creare un caso diplomatico.
Perché le parole hanno un senso, ed bello scoprire che ce l’hanno anche per qualcun altro (oltre al fatto che a me, la Clinton, è sempre stata simpatica… forse anche più di Obama…)



aprile 8, 2009, 5:13 pm
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Le allegre maschere di Ballarò

arlecchpul1

Enzo 8 aprile 2009

Ieri a Ballarò si parlava di terremoto. Bersani, secondo me, un po’ troppo timidamente ha tentato di fare un ragionamento per il futuro, partendo da un’ assunzione di responsabilità di tutta la politica, per quanto riguarda la scarsa attenzione alle regole per la gestione del territorio e delle città, e ricordando che il “piano casa” del governo insiste su questa strada. In altre parole ha indicato nella “libertà” individuale (a scapito dell’idea di bene comune) che si è lasciata a costruttori e a cittadini, una delle cause dei periodici disastri che provocano vittime. Di fronte a Bersani sedevano il Ministro Fitto e l’on Castelli. A parte Fitto che è riuscito nell’impresa di parlare per un bel po’ di minuti senza dire nulla, l’on Castelli è stato bravissimo. Davanti ad un paese con un terzo del territorio in mano alla criminalità organizzata, una cementificazione diffusa e massiccia, un’economia sommersa che si avvicina al 50% del PIL, che si trova ai primi posti nella classifica della corruzione, il mitico onorevole ha sbandierato il testo del (forse) ”decreto casa” in cui si rimette all’autocertificazione dei tecnici la dichiarazione di conformità alle norme di ciò che costruiscono.
Ecco ancora una volta la sinistra non ha capito nulla: il paese è in sintonia con Castelli e Berlusconi, tutti potranno essere liberi di costruire, aggiungere, modificare e ci penserà il geometra a certificare che è tutto ok. Questo è il paese di Pulcinella, Arlecchino e di tutte le altre maschere, l’importante è che ci divertiamo, poi, quando verranno le lacrime, saremo comunque tranquilli; il geometra ci ha garantito che tutto è a posto… e comunque siamo diventati bravissimi ad organizzare i soccorsi, in caso di disastri.