Viagiordanobruno17


aprile 18, 2009, 6:04 pm
Filed under: Uncategorized | Tag: , , ,

…e io nemmeno

miele

Manuela 18 aprile 2009

Sono fra quelli – e chi potrebbe dubitarne – che ha idealmente sottoscritto il post <“Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro” di Giacomo Di Girolamo, pubblicato su Facebook e che ha ottenuto una qualche risonanza anche sui giornali e in tv. Minoritaria, senza dubbio, poiché circa 6000 adesioni non rappresentano che una piccolissima fetta dell’opinione pubblica italiana. Ma è consolante, comunque, trovare qualcun altro che reagisce alla melassa buonista che rischia di soffocarci e che, come sempre accade, ricopre le responsabilità individuali e collettive per i morti dell’Abruzzo.
Lo stereotipo del “popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie”, come lo definisce benissimo Di Girolamo, stereotipo che in questi giorni ha invaso televisioni e giornali, raggiungendo vertici degni dei cinegiornali Luce (ascoltatevi senza pregiudizi Travaglio, nel lungo florilegio di citazioni che pubblico in calce al post), serve a nascondere responsabilità pubbliche e private: la leggerezza con cui si è risposto alle preoccupazioni degli ospiti della Casa dello Studente (“dormite vestiti…” e, sottinteso, correte veloci) fa il paio con la facilità con cui in Italia si edificano balconcini e tavernette, una stanzetta in più per i figlioli, un piccolo ampliamento della cucina (ché cosi com’è non ci si muove)… in dispregio a tutte le norme e le leggi, tanto prima o poi ci sarà un condono, e tutto si aggiusta.
Perché certo è più facile santificare la grande efficienza della Protezione civile, che interrogarsi su come siamo diventati il paese che siamo, concentrato sugli interessi individuali e immediati, indifferente al bene pubblico, alla sorte del territorio e del paesaggio, indifferente persino alla sorte dei propri ragazzi.
Occorrerebbe alzare piuttosto il livello di indignazione, per poter pensare di cambiare le regole che presiederanno alla prossima ricostruzione; ma è più facile parlare di pietà che di giustizia. Il Comitato dei familiari dei ragazzi morti alla Casa dello studente, voce pacata e civile, chiede insistentemente giustizia; e a ben pensarci un euro lo darei volentieri per contribuire alle spese legali, perché quei ragazzi, avendo perso incolpevoli la vita, almeno giustizia possano ottenere. Ma la voce del Comitato appare isolata e sempre più fievole nel gran fragore della grancassa dei buoni sentimenti.
E certamente non voglio pagare perché i palazzinari che hanno costruito tre quarti d’Italia, e che sorvolano come avvoltoi le rovine dell’Aquila, fregandosi le mani in attesa che, spente le telecamenre e asciugate le lacrime, si riapra il grande affare della ricostruzione, creino le condizioni per la prossima tragedia: dovrei fidarmi della vigilanza di chi non ha vigilato su nulla finora, o forse delle rassicurazioni di un capo del governo che è prima di tutto un palazzinaro anch’esso e come tale si è arricchito?
Non voglio nemmeno pagare perché qualcuno possa ricominciare a costruire una tavernetta, un balconcino, ad allargare la cucina, in dispregio di regole urbanistiche e architettoniche, tanto poi un condoncino arriva.
Non voglio pagare per ricostruire questa Italia di grandi e piccoli furbi, che già ricomincia a spuntare dietro la melassa, fre le vecchiette centenarie che non vogliono lasciare il paesello natio e i giuramenti del sovrano (“fra tre mesi non ci saranno più tendopoli, non ci saranno baracche…” resta da vedere cosa ci sarà), e già incomincia a pensare come fare i soldi sul terremoto.
Se non siamo più capaci di indignazione, e di provare a cambiare, la nostra pietà e i nostri euro non serviranno che a farci restare immobili, ad aspettare un altro terremoto.

Annunci


aprile 8, 2009, 5:13 pm
Filed under: Uncategorized | Tag: , ,

Le allegre maschere di Ballarò

arlecchpul1

Enzo 8 aprile 2009

Ieri a Ballarò si parlava di terremoto. Bersani, secondo me, un po’ troppo timidamente ha tentato di fare un ragionamento per il futuro, partendo da un’ assunzione di responsabilità di tutta la politica, per quanto riguarda la scarsa attenzione alle regole per la gestione del territorio e delle città, e ricordando che il “piano casa” del governo insiste su questa strada. In altre parole ha indicato nella “libertà” individuale (a scapito dell’idea di bene comune) che si è lasciata a costruttori e a cittadini, una delle cause dei periodici disastri che provocano vittime. Di fronte a Bersani sedevano il Ministro Fitto e l’on Castelli. A parte Fitto che è riuscito nell’impresa di parlare per un bel po’ di minuti senza dire nulla, l’on Castelli è stato bravissimo. Davanti ad un paese con un terzo del territorio in mano alla criminalità organizzata, una cementificazione diffusa e massiccia, un’economia sommersa che si avvicina al 50% del PIL, che si trova ai primi posti nella classifica della corruzione, il mitico onorevole ha sbandierato il testo del (forse) ”decreto casa” in cui si rimette all’autocertificazione dei tecnici la dichiarazione di conformità alle norme di ciò che costruiscono.
Ecco ancora una volta la sinistra non ha capito nulla: il paese è in sintonia con Castelli e Berlusconi, tutti potranno essere liberi di costruire, aggiungere, modificare e ci penserà il geometra a certificare che è tutto ok. Questo è il paese di Pulcinella, Arlecchino e di tutte le altre maschere, l’importante è che ci divertiamo, poi, quando verranno le lacrime, saremo comunque tranquilli; il geometra ci ha garantito che tutto è a posto… e comunque siamo diventati bravissimi ad organizzare i soccorsi, in caso di disastri.



aprile 6, 2009, 3:42 pm
Filed under: Uncategorized | Tag: ,

Fermo immagine
messina-19083friuli4irpinia1umbria-19971
Manuela 4 aprile 2009

Da un terremoto all’altro si allungano le stesse figurine di carta, ritagliate dalla televisione in un paesaggio sempre uguale: le donne spaventate, i parenti piangenti, i vecchi impietriti, i politici inutili.
I giornalisti, soprattutto i giornalisti, che ripetono le stesse frasi retoriche, gli stessi luoghi comuni, con le stesse voci concitate e le giacche impolverate della polvere di un solo, lungo, interminabile, immutabile terremoto che ha accompagnato tutto il dopoguerra.
Terremoti che si confondono l’uno con l’altro, gli stessi mucchi di pietre che erano case, le chiese crollate, palpabile dimostrazione che l’edilizia antisismica è tremendamente più efficace delle preghiere, le suore caritatevoli, il commissario straordinario che raduna le tende per ricoverare i profughi di questo lungo, interminabile, immutabile terremoto. Che scuote un paese immobile, impermeabile a qualsiasi piano della protezione civile, a qualsiasi legge – quando c’è, semma i c’è – sulle norme antisismicihe, a qualsiasi piano di protezione del territorio.
Una lunga sequenza di fotogrammi riprende un’Italia ferma su se stessa, e appena si coglie qualche segno di modernità, le auto sotto i sassi, e le donne che non sono più velate di nero – ma non è detto che non tornino ad esserlo, di qui a non molto; un paese che non si muove verso la modernità che conta davvero, quella che impedisce alle case di crollare, per intenderci.
Il commissario Bertolaso dice che questa è la peggiore catastrofe del millennio, e forse non si accorge dell’agghiacciante futilità di questo commento. Dimentica di dire che di terremoto si muore solo nei paesi sottosviluppati: non si muore da molti anni in California o in Giappone – fatto salvo qualche cardiopatico ucciso da un infarto.
Mentre il presidente del consiglio si sforza, ma si vede che si sforza, di evitare frizzi e lazzi, mentre i terremotati piangono – e fra poco malediranno lo Stato perché non ha evitato la catastrofe o perché non ricosctruisce abbastanza in fretta – il resto d’ Italia, ben lontano dal pensare seriamente a come costruire meno e meglio, attende con ansia il via libera ad edificare un piano, due stanze, anche solo una tavernetta, in più nelle sue casette. E aspetta, senza preoccuparsene, la prossima scossa.