Viagiordanobruno17


dicembre 7, 2009, 6:02 pm
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Avrei voluto partire da Piazza della Repubblica…

Enzo 7 dicembre 2009

Avrei voluto partire da Piazza Repubblica e camminare dentro al lungo serpentone viola, ma sono vecchio e il fisico non me lo consente; allora siamo andati verso mezzogiorno in piazza San Giovanni per cercare un posto dove poter sedere. Abbiamo scelto una panchina e lì abbiamo aspettato che la piazza, ancora vuota, si riempisse di mille volti.

Il tempo passava lentamente e lo scenario cambiava continuamente. Persone che arrivavano alla spicciolata con sciarpe, cappellini, maglioni, felpe di color viola. Dal palco arrivavava il frastuono delle ultime prove di microfono. Ogni tanto una sirena annunciava il passaggio di una autoambulanza. Avrei voluto essere in corteo.

Era chiaro da diverso tempo che oggi sarebbe stata una giornata storica e che solo chi pensa ad Internet e a facebook come ad un “ambaradan” non lo aveva capito. Avrei voluto essere in corteo con questa gioventù indignata e che oggi dice basta: Berlusconi dimettiti! Leggiamo i giornali e la rabbia aumenta. Da un lato le dichiarazioni di Spatuzza che rendono sempre più assurda la presenza di un Primo ministro che è accusato di mentire agli elettori e di reati gravissimi come la corruzione, dall’altro il persistere di una posizione del PD che balbetta, che non capisce cosa sta accadendo e che legittima Berlusconi con i suoi tentativi di dialogo. No, Berluconi dimettiti! Questo il PD deve dire, se crede di voler rappresentare e coagulare quanti in questo paese non ne possono più di un Primo ministro che mette in discussione i fondamentali pilastri della democrazia.

La piazza si sta riempiendo, il microfono annuncia che la testa del corteo è giunta all’altezza del Teatro Brancaccio in Via Merulana. Avrei voluto essere con loro. Testimoniare con loro una indignazione che mi trascino da anni. In piazza le bandiere dell’Italia dei Valori, di Rifondazione e dei vari partiti comunisti sventolano vicino al parco: si sono piazzati lì fin dal mattino, per lucrare un po’ di visibilità. Quelle della sinistra massimalista sono ridicole. Loro, che hanno fatto cadere governi di cui facevano parte, loro che non sono riusciti ad avere un consenso sufficiente per essere in Parlamento, sono lì ad elemosinare un po’ di visibilità. Inutilmente, peerò, l’onda viola arriva e i vessilli che un tempo rappresentavano il lavoro e i lavoratori diventano del tutto invisibili.

C’è una nuova forza che entra nella piazza. Una forza che parla con la voce dei tanti individui che vivono nella società e che i media, gli intellettuali, i partiti non conoscono e non vedono. Sono individui definiti “virtuali” che si sono materializzati. La vita reale è qui, e noi con loro. I sentimenti sono duplici. Da un lato soddisfazione perché ci sentiamo in sintonia con quella parte del paese che si indigna, che chiede una cosa precisa: No B.! Dall’altra la rabbia verso il gruppo dirigente che da quindici anni governa i partiti del centrosinistra, che ha fatto solo danni, consegnando il paese a Berlusconi e al berlusconismo e che ancora una volta si sorprende per quello che accade oggi.

Avrei voluto essere in corteo. Pazienza. La piazza è stracolma e il corteo è ancora in cammino, ormai fa buio e sono stanco. Sono contento, è meglio andare e lasciare al giovane popolo viola di gridare l’indignazione e continuare in questa festa della democrazia.



dicembre 6, 2009, 4:42 pm
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Il nuovo che avanza

Manuela 6 dicembre 2009

Ho detto tante volte, ironicamente, questa frase, che mi fa un certo effetto dirla per davvero.
In qualche modo ce ne eravamo accorti, quando abbiamo incominciato a seguire, su facebook , il montare di un movimento che a mano a mano trasbordava, come un blob, dal web alle piazze. Qualcosa di antico e conosciuto – quante manifestazioni, in tanti anni! – nasceva in modo del tutto nuovo e, probabilmente, incomprensibile per molti della nostra generazione, meno di noi curiosi ed entusiasti della rivoluzione tecnologica.

Quando siamo arrivati in Piazza San Giovanni, molto per tempo, per poter scegliere un posto adatto a noi, dove ci si potesse anche sedere – sapevamo di avere davanti una lunga, faticosa giornata – non avevamo nessuna certezza sulla riuscita della manifestazione. La piazza era occupata dai gazebo dell’Idv, bianchi e azzurri, e della miriade di gruppi e gruppetti in cui si è frantumata la sinistra radicale, praticamente indistinguibili l’uno dall’altro. Strilloni di colore vendono Il Fatto Quotidiano, l’Unità e il Manifesto.
Penso che poteva esserci anche il gazebo del PD: come tutti gli altri non avrebbe “messo il cappello” su niente – con sublime indifferenza, sul palco, gruppetti musicali continuano a fare prove su prove, adattano microfoni, massacrano batterie, strillano canzoni contro Berlusconi e la Lega. Penso che il PD ha paura della contaminazione, di mescolarsi agli altri; continua a separare il “dentro” dal “fuori”, il “noi” da “loro”, la “nostra gente” da quella degli altri… solo alla fine tenta di rimediare, rincorrendo trafelato gli eventi. Resta la sensazione che questa separatezza nasca da una crisi di identità mai risolta.

Da Porta San Giovanni entra un flusso costante di persone, e verso le 14 decidiamo che, comunque vada, la manifestazione è riuscita, poiché in piazza c’è già un numero di persone sufficiente a giustificare il nostro viaggio. Il viola colora le sciarpe, i cappelli, il paltò del cane; anch’io sfoggio il mio maglioncino viola, comprato un mese fa, non per l’occasione ma perché è di moda. Penso che sono stati scaltri i ragazzi a sfruttare la moda per i loro scopi. Aspettando l’arrivo del corteo che ci preannunciano oceanico (beh, vedremo, l’iperbole è facile in queste occasioni) le orchestrine, finite le prove, prendono sul serio la loro funzione di intrattenere il pubblico e sparano musica al più alto numero di decibel sopportabile da orecchio umano. Trema il selciato, tremano i nostri nervi, e la conversazione, fra noi e con quelli che ci circondano, diventa impossibile. E penso che è il prezzo da pagare per partecipare ad una manifestazione convocata da giovani. Ma è la parte più difficile da sopportare.
Poi iniziano gli interventi, e i microfoni, incredibilmente, si ammosciano. Così che non si sente praticamente più nulla di quello che viene detto sul palco. Scopriamo, alla fine, quando ci spostiamo, che la colpa è della nostra postazione, non dei microfoni, ma in realtà è sempre così che finisce: alle manifestazioni l’importante è esserci. Ascoltare gli interventti, leggere i cartelli, capire gli slogan, lo si fa il giorno dopo, su You Tube, e sulle cronache dei giornali.

Adesso, in piedi sulla panchina, guardo a bocca aperta il corteo che arriva. Un fiume di ragazzi che si riversa sulla piazza, viola. Striscioni viola, bandiere viola. Cartelli e pupazzi, risate e canti e ritmi. Una marea di persone che percorre la strada e si allarga nella piazza (lo spazio attorno a noi si restringe pericolosamente e incomincio a pensare come riguadagnare l’uscita). Penso che davvero sto assistendo alla nascita di qualcosa di nuovo; e il primo pensiero è l’irrilevanza in cui questi ragazzi hanno gettato, con la loro presenza in questa piazza, organizzata a furia di fulminei contatti su fb, e link fra i blog, i partiti politici.
Mi appare improvvisamente chiaro come i partiti, come li abbiamo conosciuti, siano diventati vecchi e bolsi strumenti: efficaci come catapulte nella seconda guerra mondiale. D’improvviso realizzo la scarsissima importanza della presenza della Bindi o di Di Pietro o di Marino (per non parlare della Melandri), e di tutti i politici che sfilano, nella più totale indifferenza dei ragazzi che sono qui per tutt’altro: per dire forte e chiaro la loro insofferenza verso un paese che rischia di non assicurare più il minimo sindacale di garanzie democratiche. Berlusconi dimettiti saltano i ragazzi, ridono e cantano slogan qualche volta irripetibili… ma efficacissimi.

Hanno fatto benissimo gli organizzatori a dire a ciascuno di partecipare con la propria bandiera: le bandiere di tutti, quelle più fitte dell’IdV, quelle rosse della sinistra radicale, capace di esibire più bandiere che voti, e quelle rarissime, del PD, non sono che simpatici gadget, simboli identitari vintage, una spece di mercatino del modernariato, travolto da questo tsunami viola.
Una nuova generazione, finalmente, e penso a chi mi ha detto che fare politica con i giovani è difficile.
Mentre cerco di conquistare l’uscita (tanto non sento niente di quel che dicono sul palco, e Vecchioni me lo ascolto meglio sui miei cd), attorno a noi chinonsaltaberlusconiè – sgusciamo via, figuriamoci se possiamo permetterci di saltare, stanchi come siamo – testoni di catapesta, improvvisati sit in con chitarra, ci manca solo un falò.
Un passo dopo l’altro, la folla della manifestazione sconfina e si confonde con quella che esce dal COIN, le luci di Natale riprendono possesso delle strade, e la mia stanchezza si mescola con un nodo alla gola, un po’ di rimpianto, un po’ di rabbia, e un po’ di speranza.