Viagiordanobruno17


novembre 20, 2008, 6:51 pm
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Non poteva che finir così

Manuela 20 novembre 2008

...strateghi...

...strateghi...

Ma questo affare della Commissione di vigilanza, non è forse il precipitato di tutte le contraddizioni che hanno caratterizzato la nascita e la breve storia del PD, e che non si sono mai volute affrontare e sciogliere?
A partire da una leadership fondata su primarie-farsa, con liste bloccate e di segno opposto collegate al medesimo candidato; una leadership di fatto artificiale, alla quale non basta un bagno di folla ogni tanto per essere legittimata. Poiché nei fatti, non si richiede che la legittimazione venga dagli elettori, ma dai suoi notabili.
Una costituente che, per contenere le spinte centrifughe ha, da una parte irrigidito le strutture del partito, ostacolando qualsiasi processo di rinnovamento che non sia puramente formale; e dall’altra ha fondato il partito su basi etiche molto incerte.
Il PD, che tutti volevamo per rinnovare nel profondo la vita politica italiana, è risultato esserne l’ennesima operazione trasformista.
Così non ci si può meravigliare che la linea politica del segretario venga continuamente sconfessata, che qualcuno non abbia pudori ad accettare cariche regalategli dagli avversari e a tenersele ben strette, che le strategie siano vaghe e contraddittorie, ecc.ecc.
Per venirne fuori in qualche modo, il PD inventa la candidatura di Zavoli, precipitato di un altro peccato originario della politica italiana: la gerontocrazia, l’attitudine a guardasi alle spalle, non per orgoglio della propria storia, ma per incapacità di muovere passi verso il futuro.
Non ci mancava che il tocco farsesco, il Villari che non si dimette, perché ha il senso delle istituzioni che diamine! ed incomincia alacremente a lavorare, a convocare riunioni e a sfornare regolamenti, attaccato alla poltrona più che Shylock ai soldi e come lui disposto a cederla solo in cambio del cuore dell’avversario.

A questo punto non mi è chiaro se è meglio cacciare Villari dal PD, o lasciarglielo, in buona compagnia di La Torre, D’Alema, “maanche” Veltroni, ed andare via noi, a cercarci altri compagni di strada.